UNO SGUARDO SULLA SETTIMANA


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pubblicato il 23 ottobre, 2020

“Rendete a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”. Una frase entrata nell’uso quotidiano e che è risuonata la scorsa domenica durante la lettura del Vangelo.

A questo – oramai – modo di dire don Fausto Bonini ha dato un’interpretazione legata al momento difficile che stiamo vivendo inserendola nel contesto della lotta al virus che sta impegnando il mondo intero (a parte la Cina, ma lì entra in campo la libertà tutta dell’individuo e questo è un altro discorso…).

In che modo vi starete chiedendo! Semplice, basta tradurre la frase in maniera che suoni come “rispetta le regole”!

Ecco il grande valore di un testo evangelico: la capacità di trasmettere insegnamenti non solo sul piano religioso ma anche su quello civile; ed è a questa regola (ahinoi non sempre) ferrea che dobbiamo appellarci se vogliamo veramente uscire da questo tormentato e grigio periodo.

Rispettare le regole significa tenere la mascherina sulla bocca e sul naso e non a scaldare il collo o un braccio, significa se possibile mantenere una congrua distanza dalle altre persone ed evitare assembramenti, significa igienizzarsi spesso le mani.

Piccoli dettami che lentamente abbiamo allentato e che ora tornano prepotentemente necessari.

Diamo a Cesare quel che è di Cesare e riprendiamo ad essere il popolo virtuoso che l’intero pianeta ha elogiato per la risposta comunitaria data durante la scorsa primavera.

Comunque le parole del Vangelo ultimo scorso sono anche un bel segnale di speranza per tutti i credenti: citando sempre monsignor Bonini noi cristiani abbiamo due cittadinanze, quella civile dove siamo nati e quella religiosa che ci siamo scelti: in quest’ultima ci siamo impegnati a vivere come figli di Dio e come tali portatori sani di gioia e fiducia; “ quel che è di Dio” rappresenta gli sforzi che ciascuno di noi fa per costruire assieme un mondo migliore.

Questi due “stati” (civile e religioso) spesso puntano ad un fine comune che è appunto il ben-essere di ogni persona, la differenza sta nella fede verso Dio che è il motore inesauribile dell’agire del cristiano e che lo porta a cercare e a compiere il bene in ogni cosa fatta.

Confesso di essere uscito dalla messa rinfrancato e ottimista dopo essere entrato con una nuvola temporalesca di pensieri negativi che mi vorticavano nel cervello, la parola del Signore serve anche a farci ritrovare la fiducia in noi stessi e, di conseguenza, in ogni persona che come noi assomiglia a Dio.

Ma, mi raccomando: rispettiamo le regole!

Alessandro Seno






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