SANTO CHI NON EVADE


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pubblicato il 30 ottobre, 2020

Di recente, al telefono con un amico milanese è saltato fuori il nome di san Carlo Borromeo. Tra qualche giorno – mercoledì 4 novembre – ricorre la sua memoria liturgica. E perché ci  è venuto in mente? La seconda ondata di pandemia, che in questi giorni è in forte ascesa, ricorda un po’ l’imperversare della peste nell’autunno del 1576 a Milano (e pure a Venezia). Davanti al panico generale le autorità civili fecero quello che potevano, prendendo misure in base alle conoscenze e ai mezzi a loro disposizione. Mentre però il governatore e i maggiorenti della città fuggivano lontano, l’arcivescovo san Carlo rientrò in città. Non per starsene chiuso nel suo palazzo, ma per andare tra la gente provvedendo alla distribuzione di viveri e visitando gli infermi. La sua dedizione coinvolse molti volontari, che da lui furono spronati ad organizzarsi e dal suo esempio presero forza per affrontare gli inevitabili rischi di contagio. Parimenti sacerdoti e frati furono richiamati a non far mancare i conforti religiosi, a confessare e a celebrare la messa all’aperto.

A Milano sono ancora visibili segni di questa forte iniziativa pastorale: sono delle croci che ricordano quella che viene ricordata come «la peste di San Carlo».

La storia – si usa dire – è maestra di vita. Beninteso, a condizione che impariamo da essa. San Carlo ci spinge ad affrontare la sfida di questo oggi, perché chi è chiamato alla santità non evade mai dal presente, in cui Dio l’ha posto. Facciamo salire più alta e ampia l’onda della carità: muovendoci insieme, con intelligenza, responsabilità e prontezza.

Natalino Bonazza






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