«SEMO IMPESTAI»


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pubblicato il 13 novembre, 2020

Nel nostro dialetto questo modo di dire esce di solito alla fine di uno scambio di battute, quando chiusi gli occhi si spalancano le braccia, rassegnati ad una determinata situazione. Tranquilli, non mi riferisco alla pandemia e alla crescita dei contagi da covid, in primo piano da settimane. Sto invece pensando a quanto sta avvenendo nella nostra società sempre più immersa e perciò condizionata dalla comunicazione dei media, vecchi e nuovi: i giornali e la tv, la radio e i social.

Non è un gran spettacolo quello che ci viene presentato pressoché ogni giorno, specie nei programmi di intrattenimento, dove la rissa fa audience e le volgarità rendono celebri. E’ davvero sempre più raro trovare una discussione che si sviluppi nel rispetto tra interlocutori, mentre non mancano conduttori che si atteggiano a maestri di vita e spadroneggiano fino ad umiliare gli ospiti in studio. Il guaio è che questi episodi fanno notizia e ricevono grande risonanza, fino a diventare elementi di successo.

Ecco di che cosa «semo impestai» ed è una moda che fa tendenza. Guai a rassegnarci, bisogna reagire. Possiamo sviluppare anticorpi, eccome. Per prima cosa rivendicando a noi stessi la libertà di cambiare canale e anche giornale, di evitare like e commenti a getto. Poi tirando fuori il coraggio di dare un giudizio, rispettoso e meritevole di rispetto, su quello che leggiamo, ascoltiamo e vediamo. Ed infine riprendendoci il tempo dell’ascolto, del confronto e del dialogo, a cominciare da casa.

Natalino Bonazza






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