DIDATTICA A DISTANZA


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pubblicato il 20 novembre, 2020

Lo dico da mamma: questa volta l’ho scampata per poco; i miei figli possono ancora andare a scuola non essendo ancora né all’ultimo anno delle medie né tanto meno alle superiori.

Però so bene cosa significa “didattica a distanza”; ne ho avuto un bel assaggio durante il primo lockdown! Non nascondo che per me e in buona parte anche per i miei figli, è stata un’agonia. La scelta della nostra scuola è stata quella di caricare video lezioni e compiti in un portale al quale si poteva accedere in ogni momento. Quindi niente lezioni in diretta alle 8/8.30 del mattino per 3 o 5 ore. E questa è stata apparentemente una buona scelta: sì perché non sarei stata in grado di gestire contemporaneamente due figli alle prese con una “novità scolastica” (la scuola da casa) e un marito alle prese con una “novità lavorativa” (lo smart working) e una sveglia mattutina impostata sempre alla stessa ora pur restando tutti a casa. Dico apparentemente però perché così, colto il minor impegno nel portare avanti la cosa, la demotivazione un po’ alla volta l’ha fatta da padrona. Spiegatelo voi ad una bambina di 8 anni che le lezioni online sostituiscono in toto quelle in presenza e che di conseguenza, pur in pigiama, pur a casa, pur con la sveglia posticipata, era come se fosse a scuola e doveva metterci lo stesso impegno. Spiegatelo voi ad una bambina di 8 anni che se anche non vede la maestra dal vivo, i compiti per casa li deve fare lo stesso perché comunque, in un modo o nell’altro, verrà valutata (anche se il come mi è ancora poco chiaro). Spiegatelo voi che alla fine dell’anno ci sarà comunque una pagella che terrà conto degli sforzi fatti ma che forse non terrà conto di tutti i fattori implicati in una didattica a distanza e soprattutto spiegatelo voi che vedere ogni tanto i compagni dietro uno schermo dovrà appagarla come se fossero in classe tutti assieme.

Ma è acqua passata. In un modo o nell’altro ce l’abbiamo fatta, non benissimo ma ce l’abbiamo fatta e ora che il rischio si è fatto ancora alto, per il momento si è trovata un’altra soluzione allo stesso problema: si resta in classe ma con la mascherina, con il distanziamento, con l’igienizzazione di mani, materiali, libri e quaderni. Tutto piuttosto che la didattica a distanza! Naturalmente anche questa scelta ha mosso diverse e contrastanti opinioni. Io mi permetto di dire la mia: nel tornare a scuola all’inizio dell’anno, nonostante nuove ferree regole e parecchie limitazioni, ho visto i miei figli rinascere. La scuola non è solo insegnamento e apprendimento ma soprattutto relazione; relazione con i compagni, relazione con gli insegnanti, relazione con lo studio, con l’impegno, con le basi del proprio futuro.

Ecco che la sveglia è tornata a suonare puntuale ogni mattina e ognuno ora sa esattamente cosa lo aspetterà quel giorno: chi dovrà andare a lavoro e chi a scuola. Riempiremo parte della giornata fuori di casa, con altre persone, per poi tornare a casa e raccontarci la nostra giornata. Ci alziamo tutti con uno scopo, con una motivazione, con la sensazione di creare, passo dopo passo, il nostro futuro. Per quanto non sia sempre semplice né tanto divertente, per me è sicuramente preferibile a giorni tutti uguali, trascorsi sempre a casa, per buona parte in pigiama, ad aspettare che arrivi sera, così che un altro giorno sarà miseramente passato.

Monica Alviti






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