IMPARARE A GIOIRE DELLE PICCOLE COSE


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pubblicato il 30 dicembre, 2020

Questo Natale mi sono infastidita! Prima nei confronti di Conte e Zaia che mi hanno messo i bastoni tra le ruote; i soliti guasta feste. Ma non voglio fare sterili polemiche, non voglio passare per negazionista, per ribelle o menefreghista. Quindi sorvolerò su questo aspetto…

Ma mi sono infastidita soprattutto con tutti coloro che, nonostante avessero buoni e validi seppur piccoli e semplici motivi per essere felici in questo strano Natale, non hanno perso occasione per ricordare la grave situazione sanitaria, lavorativa, sociale, mondiale.

La gente che mi conosce davvero lo sa, non sono affatto insensibile né tanto meno menefreghista. So bene qual è la situazione attuale e c’è poco da gioire, certo! Spesso il mio pensiero si è rivolto e si rivolge a tutti quelli che sono in cassa integrazione e hanno dovuto stringere la cinghia, a certe categorie di commercianti che faticano con il lavoro per via delle numerose restrizioni anti Covid, alle persone colpite sia lievemente che gravemente da questo maledetto virus, a chi disgraziatamente ha perso qualcuno.

Ma ora parlo di me, del mio Natale. Io non ho perso il lavoro e almeno fino ad oggi, non ho perso nessuno a causa del Covid. Ho potuto festeggiare la Vigilia, una vigilia inusuale perché a pranzo invece che a cena, con i miei genitori. E se devo dirla tutta, complice l’atmosfera natalizia, non ho resistito, prima di andarmene, ad abbracciarli, commossa, con la mascherina, con le mani igienizzate, dopo mesi che non lo facevo e con tutto l’amore che porto nel cuore. Cosa che mi fa commuovere ancora oggi, 27 dicembre, mentre lo scrivo! Sono stata un’incosciente? Un’irresponsabile? Una pazza? Pensate quello che volete; quello che posso dire è che però questo gesto mi ha riempito il cuore e credo abbia riempito anche il loro scrutando il loro sguardo. Ne avevamo bisogno, ne abbiamo tutti bisogno!

Ho poi festeggiato allegramente il Natale a casa con una coppia di amici e Santo Stefano finalmente con la mia adorata nipotina. Non mi è mancato cibo, serenità, allegria. Certo non è stato il solito Natale; non ho potuto festeggiare con tutte le persone a me molto care con cui festeggiavo gli altri anni, con cenoni che si sapeva quando iniziavano e non quando finivano, niente gite sulla neve (anche se oggi la neve è arrivata fin qui), niente brindisi rumorosi. Tutto molto più pacato, più silenzioso, più modesto ma probabilmente molto più sentito.

Il mio è stato un Natale semplice e quando siamo abituati al superfluo, il semplice diventa ovvio e scontato. Ma è proprio per questo che dovremmo essere felici, perché un Natale semplice può farci capire che cosa è davvero essenziale per noi e quando scopriamo di avere ancora la fortuna di possedere “quell’essenziale” non possiamo che essere felici.

Monica Alviti






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