IN DIALOGO CON I LETTORI


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pubblicato il 08 gennaio, 2021

E’ giunta una mail in redazione che faceva riferimento a due articoli scritti su C&S il 3 gennaio. Personalmente ritengo importante e utile poter avere un riscontro da parte dei lettori su quello che scrivo. Ecco perché ringrazio chi ha voluto lasciarci la propria opinione.

L’articolo da me scritto, “Imparare a gioire delle piccole cose”, temo però sia stato mal interpretato. Il messaggio che volevo far passare non era quello di gioire nel dare e ricevere un abbraccio alle persone care. Probabilmente, chi ha pensato questo si è particolarmente soffermato su poche righe piuttosto che sull’intero articolo, che invece fa riferimento soprattutto al fatto che molta gente continua a lamentarsi della situazione attuale pur avendo un tetto sotto la testa, uno stipendio, la salute e non è più in grado di apprezzare quello che ha, ossia le piccole e semplici cose della vita.

Probabilmente è stata fuorviante la mia introduzione, che in realtà aveva un taglio ironico perché rappresenta in parte un pensiero generale, da molti condiviso, secondo cui le restrizioni attuate dal governo sono state una troppo grande limitazione ai festeggiamenti del Natale. Ma ho anche subito sottolineato che non è questa la sede e che non volevo assolutamente essere polemica!

Anche nei miei precedenti articoli non ho mai negato né criticato la necessità dei vari DPCM. Così come non mi sono mai sognata di incitare alla disobbedienza. Ci sono delle regole e per il bene comune vanno rispettate. Del resto è esattamente quello che ho fatto a Natale. In quale parte dell’articolo mi sarei sentita autorizzata a criticare le indicazioni per limitare il contagio? In che modo avrei fatto intendere di sentirmi l’unica privata dei miei affetti? Nell’articolo ho scritto invece che chi mi conosce sa che non sono una persona insensibile e menefreghista e che spesso il mio pensiero va alle persone che in questo momento non godono della mia stessa situazione.

Ho semplicemente raccontato il mio Natale, fatto di piccole cose ma non per questo meno importanti. Ho cercato di lanciare un messaggio di speranza e di donare un po’ di “leggerezza” in questo lungo periodo di totale pessimismo. Mi scuso se questo può aver involontariamente urtato la sensibilità di chi, in questo momento, vive una situazione peggiore della mia. Gioire dell’essenziale significa capire quante cose superflue abbiamo nella nostra vita (di cui possiamo anche fare tranquillamente a meno) e forse questa è l’unica cosa buona che il Covid ci ha lasciato. Ma per essenziale io non intendevo l’abbraccio dei miei genitori ma il fatto che posso ringraziare Dio di poter avere ancora cose per cui gioire: la salute, uno stipendio, l’affetto dei miei cari. A chi come può ancora gioire di queste cose ricordavo di esserne grato. Ecco perché ho scritto: “quando siamo abituati al superfluo, il semplice diventa ovvio e scontato ma un Natale semplice può farci capire cosa è davvero essenziale e quando scopriamo di avere ancora quell’essenziale non possiamo che essere felici”.

Monica Alviti






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