UNO SGUARDO SULLA SETTIMANA


« Non siamo soli Cantiamo per la pasqua! »

pubblicato il 26 febbraio, 2021

A chi appartiene il futuro? Ognuno di noi ne ha un pezzo davanti a sé, alcuni più lungo, altri un po’ meno ma indubbiamente i giovani sono quelli ai quali – a buon diritto – spetta la fetta più grossa.

Sembra però che un po’ alla volta questo vasto orizzonte ancora da esplorare si restringa giorno per giorno e a farne le spese sono soprattutto le fondamenta, culturali, umanistiche e letterarie ad essere sacrificate sull’altare dell’economia nazionale.

E’ appena uscito un rapporto mondiale sugli investimenti delle nazioni nel campo della ricerca, la faccio breve e non vi chiedo dove si è posizionata l’Italia, anche se in cuor vostro lo sapete già, abituati come siamo ai disastri del Belpaese: non siamo ultimi – e ci mancherebbe altro – ma veleggiamo al ventisettesimo posto dietro a colossi quali la Slovenia (!!) o la Slovacchia (!!!).

Nel suo discorso d’insediamento Mario Draghi ha insistito per ben cinque volte sull’obbligo assoluto  di investire molto di più nella ricerca. Avere più ragazzi impegnati all’interno delle università corrisponde ad un ampliamento dell’orizzonte futuro – del quale si parlava all’inizio – di valore incalcolabile; significa riuscire ad attirare più studenti stranieri (ora fermi al 5,6% del totale), più validi professori esteri ( adesso meno dell’1% del parco docenti), maggiori investimenti da parte di gruppi internazionali.

Non è un caso che Israele, da più di nove anni in testa a questa speciale classifica, sia stata una degli stati più reattivi anche sul fronte vaccini?

Purtroppo la realtà nazionale è limitata anche dall’asfissiante burocrazia che impedisce di accedere in maniera semplice e veloce a borse di studio, a fondi per ampliare il numero di tutor ( il termine italiano di “accompagnatore” non rende bene l’idea) che introducano i giovani nel mondo lavorativo in maniera intelligente e legata alle reali capacità dei ragazzi.

Un altro grosso problema riguarda poi la “parità di genere”, possibile che ci piazziamo al ventiduesimo posto su venticinque paesi europei per l’impiego di docenti universitari femminili?

Sono tutti ostacoli molto solidi allo sviluppo di un futuro serio e sostenibile per le generazioni a venire; eppure l’Italia gode di condizioni favorevoli: siamo la quarta lingua più parlata al mondo, abbiamo cultura che sgorga in ogni luogo, un clima ottimo in ogni stagione e una cucina unica e inimitabile, eppure i nostri giovani scelgono la Gran Bretagna o, ancor meglio, i paesi scandinavi, per continuare il loro percorso post-laurea; luoghi dove trovano competenza, serietà e professionalità e non montagne di moduli da firmare e rette astronomiche da pagare!







Archivio