UN ANNO DOPO


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pubblicato il 26 marzo, 2021

Un anno fa scrivevo della mia difficoltà ad accettare tutte le limitazioni che si sono rese necessarie per contenere i danni di questa pandemia. È già passato un anno, un anno che però a me sembra ancora ieri. Il tempo sembra essersi fermato: esattamente come un anno fa i contagi faticano a scendere, le persone si ammalano, alcuni muoiono. Le scuole sono chiuse, come alcuni esercizi commerciali. Non si può fare sport se non a livello agonistico o all’aperto. Si dai indossano le mascherine.

Un anno fa, come ieri, come oggi mi ritrovo impossibilitata a viaggiare, ad incontrare, ad abbracciare. Un anno fa, come ieri, come oggi se non avessi avuto il “supporto” dei social, io probabilmente sarei morta dentro, spenta nel cuore, persa nei pensieri negativi, impoverita di sentimenti. Mi starei annoiando a morte, chiusa in casa, per uscire solo per recarmi al lavoro o a fare la spesa, a preparare dolci e pizze, ad ascoltare le solite tragedie al TG.

Ma oggi sono ancora qui a scriverlo, quindi sono viva. Viva o sopravvissuta? Bella domanda!

Se mi arrendersi, se mi abituassi, se passassi le mie giornate passivamente, se mi facessi sopraffare dalla paura, dall’angoscia, dalla solitudine, sarei semplicemente una sopravvissuta. Se credessi in tutto quello che sento dire, se sperassi in una soluzione magica, se lasciassi che i giorni passino tutti uguali, sarei una sopravvissuta. Ma io voglio sentirmi viva, voglio un cuore impavido, un cervello lucido. Voglio poter provare e non solo sentire, voglio entrare, intrecciare, toccare, amare. Voglio poter decidere, scegliere, partecipare, collaborare.

Non è vero che ad un anno dall’inizio della pandemia non è cambiato nulla. Io sono cambiata, la mia visione delle cose è cambiata, il mio modo di interagire con le persone, di sentirmi vicina agli altri. Ho imparato a sorridere con gli occhi, a leggere negli occhi, a parlare con gli occhi e delle volte a tenere la bocca chiusa, ho imparato a sentire con l’anima e non solo con le orecchie, a rallentare, a selezionare, a riflettere, a dare più attenzione, ad ascoltare i “non detti”, a curare il mio senso critico. Il senso critico è più del sesto senso ma va coltivato.

Il pensiero critico consiste nel saper analizzare informazioni, situazioni ed esperienze in modo oggettivo, distinguendo la realtà dalle proprie impressioni soggettive, dalle proprie paure, dai propri pregiudizi; significa riconoscere i fattori che influenzano pensieri e comportamenti propri ed altrui e per questo aiuta a rimanere lucidi nelle scelte. Non sono al momento libera di scegliere dove andare in vacanza, di organizzare feste, di invitare amici, di uscire a cena, di mostrare le mie labbra rossettate, di abbracciare chi mi pare ma posso ancora scegliere se vivere o sopravvivere.

Monica Alviti






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