Le Origini


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pubblicato il 28 ottobre, 2015

I primi passi della nostra parrocchia (1952 – ’57)

Vista laterale della chiesa di S. GiuseppeLa storia della nostra Parrocchia comincia nel 1952, e le sue origini possono senz’altro essere definite “umili”. Mons. Arturo Vidal, parroco dei s. Lorenzo, ne crea le premesse con l’istituzione di una vera e propria baracca adibita all’assistenza religiosa delle poche centinaia di abitanti allora residenti nella zona. La cura di tale compito viene affidata al cappellano don Antonio Sembiante, già attivo nella parrocchia di s. Lorenzo, che divideva quotidianamente il suo tempo tra i due incarichi.
Egli già dà origine, come un vero e proprio “pioniere”, alla Scuola di Dottrina Cristiana, ai quattro rami dell’Azione Cattolica, ad un comitato di organizzazione dei festeggiamenti per le annuali onoranze ai santi patroni Marco e Giuseppe e ad un nucleo di azione politico – sociale.
Il 1954 segna un momento fondamentale nella formazione della parrocchia in quanto, ultimato il “Villaggio s. Marco” ad opera dell’Ina-Casa, nella zona si insediano circa 1500 nuovi abitanti.
Le suore di Nevers costruiscono nel nuovo quartiere una casa e iniziano allora la loro opera di affiancamento alla parrocchia, con l’istruzione catechistica e la guida ai piccoli nella Messa domenicale.
Al finanziamento per la costruzione della chiesa, della casa canonica e del campanile, provvede la famiglia Volpi, con una donazione fatta in onore del padre, da poco scomparso. Ecco che è arrivata la costruzione del centro parrocchiale su disegno dell’architetto Marino Meo.
Nell’ottobre 1956, non ancora ultimati gli edifici, il Patriarca Roncalli benedice solennemente la nuova chiesa e vi celebra la s. Messa, fa leggere il decreto di erezione della nuova parrocchia di “san Giuseppe sposo della Beata Vergine” e la nomina del vicario economo nella persona del sacerdote Nardino Mazzadris. Inizia così il cammino della parrocchia s. Giuseppe.
Gli ultimi mesi dell’anno ’56 e tutto il 1957 vedono la parrocchia organizzarsi e promuovere le prime iniziative: comincia la celebrazione della Messa festiva serale; viene recapitato a tutte le famiglie il primo numero del bollettino parrocchiale “Le campane di s. Giuseppe”, con una pagina riservata alla cronaca locale; si comincia la tradizione di un rendiconto annuale, fatto pubblicamente in chiesa; ha luogo il primo ritiro spirituale.
E’ dal ’57 la benedizione della prima pietra dell’asilo “Nostra signora di Lourdes” ad opera delle suore di Nevers. Tra aprile e maggio dello stesso anno, hanno luogo dodici giorni di festeggiamenti in onore dei patroni s. Marco e s. Giuseppe, durante i quali viene organizzato uno spettacolo pirotecnico in onore del primo parroco e il suo ingresso solenne in parrocchia.
Don Nardino Mazzardis parte dalla parrocchia di s. Lorenzo, scortato da un corteo di automobili ed è accolto davanti alla nostra chiesa da un’immensa folla e dalla banda musicale messa a disposizione del Comune per l’occasione.
L’anno ’57 si chiude con l’arrivo di una vera e propria questua sistematica, attraverso il quale i parrocchiani permisero l’acquisto delle campane per il campanile.
Vale la pena di ricordare la primissima offerta di 500 lire, perché messa a disposizione da una famiglia con sette figli tra cui il più grande aveva tredici anni.

 


Le Origini del villaggio San Marco

Panoramica del villaggio S. Marco Il villaggio San Marco si fa strada tra gli amministratori pubblici all’inizio del 1949, dopo l’approvazione del “Piano Fanfani” per l’edilizia popolare.Per il suo tipico carattere lagunare la zona di S. Giuliano vince la concorrenza di Marghera e Sacca Fisola. In sede politica si crede che tale caratteristica faciliti la spostamento dei veneziani in terraferma. Si giunge così ai primi mesi del 1951, quando viene approvata la delibera che cede all’Ina-Casa, per la realizzazione del quartiere circa 55.000 metri quadri di terreno tra il Canal Salso e l’Osellino. Nel frattempo la facoltà di architettura di Venezia, le persone di Luigi Picconato e di Giuseppe Samonà, lavora alla realizzazione di un progetto, il cui punto di forza sta in un organizzazione del quartiere per piccoli nuclei autonomi detti “corti”. Queste nel pensiero dei progettisti, devono far si che “gli abitanti si riconoscano, si ritrovino all’aperto e vivano insieme come una frazione di paese”. La “corte” deve essere vissuta come prosecuzione della casa all’aperto, per favorire così i rapporti con gli altri abitanti. Il progetto si articola quasi totalmente in case su due piani disposte a schiera, con due ingressi: uno nello spazio comune alla corte, l’altro sul retro con la funzione di rispettare l’esigenza di intimità della famiglia. Limitatamente al nucleo urbano delle corti e della zona di Piazza Canova, tra il 1954 e il 1957, c’erano circa 2400 abitanti, per un totale di 527 famiglie, distribuite in 492 numeri civici. Guardando alla media del numero dei componenti di ogni famiglia (4,4 persone), emerge che il nucleo familiare medio è formato, nella maggior parte dei casi, di due genitori più due o tre figli; più rara, ma comunque esistente la presenza di famiglie formate da una o due persone. Va ancora sottolineata la massiccia presenza di persone sotto i 14 anni: circa il 38,5% dell’intera popolazione. Un elevato numero di bambini mette in evidenza anche l’età media dei capofamiglia che sia attesta attorno ai 38 anni. Anche dal punto di vista dell’attività lavorativa, si delinea un quartiere prevalentemente operaio con il 75% degli uomini impiegati nell’industria. Le donne invece, per un buon 95%, sono occupate dai lavori casalinghi, anche se da più testimonianze, emerge che spesso svolgono lavori non ufficiali, come quello di sarta, per arrotondare lo stipendio del marito. Per quanto riguarda la provenienza degli abitanti del nuovo quartiere, la maggioranza indica come luogo di nascita Venezia – estuario (40%)e Mestre – terraferma (23%). Il restante 37% è diversamente ripartito tra la campagna trevigiana, il Sud, la Jugoslavia e altre zone d’Italia.

 







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